MODA SOSTENIBILE?

Parlare di moda sostenibile può sembrare un’utopia ma non è più così. Oggi è una realtà e una scelta che sempre più aziende hanno deciso di abbracciare.

Così come nel settore dell’alimentazione sono ormai entrati nel vocabolario quotidiano termini come “biologico” e “slow food”, tanto che ormai non parliamo più di tendenze ma di vere e proprie abitudini alimentari, allo stesso modo anche il mondo della moda sta cambiando.

L’attenzione riguardo alla provenienza dei prodotti, all’etica aziendale e alla sostenibilità si sta facendo forte anche nel settore dell’abbigliamento 
– dove per abbigliamento si intendono sia capi di vestiario che scarpe,
borse e accessori.

Del resto, l’industria della moda è tra le più diffuse al mondo e allo stesso tempo è tra le più nocive per il nostro pianeta. Secondo alcune stime, essa è responsabile del 10% delle emissioni globali di CO2 e del 20% delle acque reflue industriali.

Ha dunque un impatto enorme sull’ambiente naturale, che in fin dei conti è il motore di tutto. Cosa sarebbe l’industria dell’abbigliamento senza le fibre di cotone, di lino, di seta? La risposta la stanno gridando a gran voce i consumatori, che richiedono alle aziende sempre più trasparenza nella produzione.

Ecco allora che quello che poteva essere fino a qualche anno fa un mercato di nicchia può svolgere un ruolo vitale nella realizzazione di un futuro sostenibile, che fa da traino perfino per altri tipo di mercati. Anche perché il ruolo dell’industria dovrà cambiare e adattarsi sempre più alla scarsità delle risorse.

Oggi siamo tutti abituati ad abiti e scarpe a basso costo che finiscono troppo spesso nelle discariche senza essere stati sfruttati sufficientemente. Il consumatore medio oggi acquista il 60% di vestiti in più rispetto a 20 anni fa.

Così, mentre il capitale naturale diminuisce e la popolazione aumenta sempre più,
il futuro presenta molte sfide per l’industria della moda globale.
Continuando di questo passo, non saremo in grado di sostenere il ciclo di consumo spensierato così come lo intendiamo oggi.

Le aziende di tutto il mondo, dalle più grandi alle più piccole, stanno cercando quindi di invertire la rotta
verso una moda più sostenibile
, che abbia a cuore l’ambiente e che educhi al riciclo,
garantendo ai clienti anzitutto la trasparenza.

Così come alcuni tra i grandi brand mondiali stanno inserendo un po’ alla volta nelle loro aziende
la figura professionale del Chief Sustainability Officer, che sviluppa e progetta iniziative legate alla sostenibilità,
allo stesso modo tra le piccole e medie imprese si fanno sempre più spazio progetti
che educano al riciclo e all’attenzione per l’ambiente
,
come “Impatto Zero®” e “Il Giardino di Betty” di Esosport.

Sono piccoli passi da fare insieme, aziende e clienti, con la speranza che un domani non troppo lontano
l’aggettivo “sostenibile” diventi superfluo, perché sinonimo stesso della moda.